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Psicologia: Come Si Crea La Dipendenza Affettiva Dal Partner?

E’ una realtà che necessita di essere conosciuta incanalata e integrata per recuperare o migliorare la propria funzionalità in relazione con l’ambiente e quindi vivere una vita affettiva e sessuale con la massima intensità possibile.

Infatti la distinzione tra “amore intenso” e “amore malato” risulta legata a diversi fattori: sociali, culturali, a stadi evolutivi e a condizioni di vita. E’ normale che in una relazione, in particolare durante la fase dell’innamoramento, ci sia un certo grado di dipendenza, il desiderio di “fondersi coll’altro”, ma questo desiderio “fusionale” tende a diminuire con lo stabilizzarsi della relazione.

E’ nell’amore che sperimentiamo forte l’esigenza naturale di cercare ed unirci ad un’altra persona per soddisfare quei bisogni che da soli resterebbero inascoltati ed insoddisfatti. Si preoccupano facilmente per l’ aspetto, la personalità, i problemi e gli interessi di questa persona.

Talvolta il bisogno della presenza fisica dell’altro è talmente forte che il dipendente sente di esistere solo quando il partner gli è vicino.

psicologia affettiva

Il dipendente affettivo fa spesso riferimento all’ altra persona nelle conversazione, sentendosi libero di “parlare per” l’altro. La persona amata al contrario del partner dipendente è tipicamente una persona sufficientemente autonoma, con la tendenza a essere sfuggente, evitante, irraggiungibile nelle relazioni.

L’uomo dipendente invece è più facile che mascheri il proprio bisogno d’affetto proiettandolo fuori di sé, investendo gran parte delle energie nel lavoro, impegnandosi in hobby e sport, o comportandosi in maniera protettiva, talvolta fino all’eccesso della gelosia patologica. Anche quando il rapporto finisce (normalmente il dipendente viene lasciato), la persona dipendente troverà una nuova relazione in cui metterà in atto le stesse dinamiche di coppia. Per differenziare tra una certa forma di interdipendenza benefica che caratterizza anche i rapporti sani da una malsana, analizzeremo quei fattori che costituiscono le relazioni di dipendenza: come e perché iniziano e come vengono mantenuti. Perché le dipendenze sono difficili da rompere? Ma quali sono i segni della dipendenza affettiva?

  1. Non sopporta le critiche e nega l’evidenza
  2. Fa arrivare i suoi messaggi attraverso intermediari (telefona o lascia appunti scritti)
  3. Terrore dell’abbandono e della separazione
  4. Rifugge dalle sue responsabilità riversandole sugli altri
  5. Non tiene contro dei diritti, dei bisogni e dei desideri altrui
  6. Incapacità di tollerare la solitudine
  7. Cambia idea, comportamenti, opinioni a seconda delle persone e delle situazioni

La dipendenza affettiva, tuttavia, rappresenta una vera e propria patologia, in grado di compromettere fortemente l’autonomia, l’autorealizzazione e il benessere individuale.

Tuttavia, è solo dopo che incontriamo ripetutamente frustrazione e dolore nei rapporti emotivamente dipendenti che avvertiamo il bisogno di qualcosa di più soddisfacente in una relazione. La dipendenza affettiva (DA) può essere descritta come un forte bisogno di legame nei confronti di un oggetto (una persona) da cui dipendere in maniera emotiva e concreta. Ci attacchiamo disperatamente all’altro per bisogno. Queste relazioni sono caratterizzate da episodi frequenti di gelosia, possessività e dal desiderio di esclusivismo; altre persone spesso sono viste come una minaccia per la relazione. Altri sono soggetti troppo sensibili, che chiedono sempre approvazione prima di agire.

Questo è un processo naturale della mente che per modificarlo bisogna prima di tutto individuarlo e rendersi consapevoli. Curiosamente, molte delle persone che soffrono di un disturbo simile o di dipendenza affettiva non hanno analizzato certi aspetti propri non tanto della causa scatenante ma dell’evoluzione del processo stesso.

Conseguentemente, queste persone pretendono costanti rassicurazioni e conferme e percepiscono qualsiasi gesto di allontanamento, se pur minimo, come un catastrofico abbandono, ossia l’inizio della propria rovina. In questo modo riesce ad addormentarsi tenendo vicino a sé la copertina che rappresenta, simbolicamente, la vicinanza della mamma che, per motivi pratici, esce dalla camera. Viene proposta una riflessione sul tema della sofferenza in quanto esperienza che fa parte dell’esistenza umana, in un mondo sempre più dominato dalla frenesia, dall’indifferenza e dalla superficialità che certo non aiutano a soffermarsi sull’importanza dei vissuti interiori. Quanta sofferenza ho dovuto patire per paura di essere abbandonato? Innanzitutto, è fondamentale soffermarsi sulle proprie emozioni e cercare di identificare le circostanze in cui scatta la paura dell’abbandono, in modo da poter elaborare strategie diverse per gestirla, come ad esempio dedicarsi ad una piccola attività piacevole per se stessi. Ciò a tal punto da sviluppare un attaccamento totalizzante e una grande paura alla separazione. Ci si sottomette, si cede, si accetta piuttosto che rischiare di perdere il nostro ancoraggio, il punto di riferimento. Quando il sistema nervoso della madre e del bambino rimangono in connessione per molto tempo si possono formare nuovi schemi comunicativi e aumenta così la complessità di entrambi i sistemi e si sviluppano nuove capacità.

Dott.ssa Luigina Pugno psicoterapeuta a Torino

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